Memoji, la novità Apple alla WWDC

Memoji, la novità del WWDC: come è cambiata la comunicazione online

Si è appena conclusa la WWDC 2018, la Worldwide Developers Conference di Apple che ogni anno va in scena a San Jose in California, una cittadina piccola ma di enorme interesse data la posizione di rilevanza nella Silicon Valley.

Ogni anno vengono presentati nuovi smartphone e tablet e quest’anno non è stato da meno ma, a differenza delle scorse edizioni, un accento particolare è stato posto sui software rispetto agli hardware. A sottolineare la rilevanza di questo argomento sono le parole del CEO Tim Cook, che nel Keynote di apertura ha sin da subito sottolineato “Oggi si parla di software”.

Star indiscussa dell’apertura è stato quindi il nuovo sistema operativo iOS12, ma sin da subito l’interesse è stato deviato su altre novità ancor più sceniche e sicuramente di più alto tasso di attrattività tra le quali, senza dubbio, figurano le Memoji.


 

Questa novità cavalca l’onda delle figure personalizzate già introdotte già da qualche mese, le Animoji, i volti di koala, tigre, tirannosauro ed altri, che però non possono reggere il confronto con le ultime arrivate, le Memoji appunto. Quest’ultime sono volti umani dai tratti stilizzati che è possibile personalizzare con le proprie fattezze. L’idea è un calco di quel che ha fatto Samsung qualche mese fa ispirandosi a sua volta ad Apple, ma il risultato è ancora più ricco: i tratti da personalizzare sono veramente molti, e svariati gli usi che si possono fare delle faccine animate.

Ma come funzionano le Memoji? Sono emoji che lavorano con la tecnologia del “motion tracking” in tempo reale, rendendo l’esperienza con le stesse il più personalizzabile possibile.

L’utilizzo delle “faccine” non si limita alla app di messaggistica Apple, bensì si integra ora all’utilizzo di altre applicazioni, quali la fotocamera, con la possibilità di utilizzare il proprio volto stilizzato come adesivo, e le chiamate in Facetime, che oltretutto registrano ora la novità delle chiamate di gruppo (fino a 32 partecipanti in contemporanea).

Le versioni del volto stilizzato ricordano poi gli avatar di Facebook Spaces e a noi non rimane altro che attendere novità su questi due fronti, con la speranza di scoprire in futuro possibili integrazioni fra i due canali.

Per ora le Memoji sono una realtà circoscritta al mondo della mela, ma ipotizzando un utilizzo da parte di una cerchia di utenti più ampia, i volti si andrebbero ad aggiungere alle novità della comunicazione (sociale e di marketing) che ha investito ognuno di noi dopo l’approdo delle primissime composizioni di punteggiatura che simulavano visi felici, scontenti ed altri, nella messaggistica di tutti i giorni.

La prima “:-)” venne inviata tramite e-mail nel settembre 1982. Scott Fahlman scrisse ai suoi colleghi che avrebbero potuto usare “:-)” per segnalare battute e scherzi. A distanza di parecchi anni, il meccanismo è ancora lo stesso, l’utilizzo di questi volti stilizzati permette di abbreviare nettamente la lunghezza dei messaggi, anche quelli promozionali.

Ad oggi, un piano di comunicazione efficace tante volte comprende stratagemmi che si focalizzano sull’utilizzo di Emoji, Stickers e Gif inseriti per rendere i messaggi aziendali più mirati e ad impatto. Questo utilizzo massivo ha cambiato la comunicazione, non solo quella personale ma anche quella di brand, prodotti e servizi, che nel processo di umanizzazione hanno oggi la possibilità di rendere più informale la propria comunicazione, utilizzando il linguaggio degli utenti (e quindi dei potenziali clienti).

Il rischio che l’utilizzo risulti forzato e poco naturale è sicuramente dietro l’angolo, per questo è da valutare in linea con gli obiettivi di brandizzazione prefissati.

Ora passiamo alle piccole provocazioni: se l’utilizzo delle Emoji risulta oggi così delicato, quali potrebbero essere i risultati dell’inserimento di Animoji e Memoji nel piano editoriale di brand e aziende online? A noi viene già in mente qualche possibile Epic Fail.